Alluvione in Romagna, Alice Parma al Commissario Curcio in Aula: “Valmarecchia e Santarcangelo, continuare insieme con la ricostruzione. E poi investire sulla prevenzione nei nostri territori”
28 Gennaio 2025
Seduta di consiglio regionale in presenza dell’Ingegnere Fabrizio Curcio, nuovo commissario straordinario per l’alluvione in Romagna. Alice Parma, vice capogruppo Pd in Assemblea legislativa, dopo aver augurato buon lavoro alla struttura commissariale, va subito al punto. “L’alluvione del 2023 e gli eventi alluvionali che l’hanno seguita hanno sconvolto i romagnoli e tutta la nostra regione. Da Sindaca di Santarcangelo di Romagna in quel momento ho toccato con mano lo sconforto di vedere qualcosa di più grande di noi che stava facendo franare le nostre strade, isolare i nostri Comuni, allagare i nostri terreni e le nostre città” racconta Parma in Aula “ma in Romagna siamo operosi e sempre pronti a rialzarci e a ricostruire. Ed è proprio sulla ricostruzione che chiediamo un impegno concreto e tempestivo al Commissario Curcio: dobbiamo poter rispondere ai cittadini con finanziamenti chiari, progetti e cantieri conclusi e un nuovo modello di prevenzione e sicurezza del territorio che fondi le sue radici sui fatti accaduti”.
La provincia di Rimini è stata meno colpita di altre zone della Romagna, “ma anche nel riminese insistono criticità che non vanno lasciate in secondo piano, perché impattano sulla vita delle persone e delle comunità, tra l’altro in quei luoghi che sono sempre più spesso a rischio spopolamento e che dobbiamo e vogliamo salvaguardare” continua la consigliera Pd “In primis mi riferisco ai territori della Valmarecchia, che sono stati profondamente colpiti dalle frane come a Sant’Agata Feltria, Casteldelci, San Leo e Novafeltria, con decine di frazioni isolate, strade e ponti chiusi” puntualizza Parma, parlando poi del caso di Fragheto, “una frazione di Casteldelci di 365 abitanti che tra l’altro è luogo della Memoria, perché proprio lì ha avuto luogo l’eccidio compiuto dai nazifascisti nel 1944: qui la frana avvenuta a causa dell’alluvione del 2023 ha un impatto strutturale ma anche simbolico. Ricostruire e combattere il dissesto idrogeologico nei nostri territori significa anche preservare la loro storia, che è la nostra storia collettiva”.
Poi un passaggio sul supporto ai Comuni e alle amministrazioni, “spesso piccole e sottodimensionate a livello di tecnici e funzionari: vanno messi nelle condizioni di seguire ed eseguire lavori così complessi. Lo abbiamo visto anche con il PNRR, da soli non possono farlo: serve una fase di accompagnamento della struttura commissariale alla ricostruzione nei territori” continua Parma, che conclude “Una volta portata a termine la ricostruzione, l’ultimo tema che mi sta a cuore: i fondi sulla prevenzione. Devono essere riconosciuti dal Governo e investiti in un’ottica condivisa che guarda e riconosce, non nega, il cambiamento climatico. Che guarda e riconosce che dobbiamo ripensare un modo nuovo per costruire le nostre città, le infrastrutture, lo sviluppo industriale, ma anche ambientale, sociale, umano. Questo è forse il lavoro più importante da fare, perché alimenta una cultura nuova nelle comunità e nelle persone, che devono entrare nell’ottica di vedere nelle proprie città vasche di espansione, fossi regimati, piuttosto che un’attenzione e una cura di quello che è il nostro territorio dalla montagna alla costa. Non basta ripristinare ciò che c’era, ma è un dovere di tutti noi pensare al futuro, prevenendo il rischio di dissesto idrogeologico e creando progetti sostenibili e nuovi che partano da quello che è successo per non farlo accadere più”.